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MySpace resuscita i banner… MyAds, alzatevi e camminate!

Posted on 7:10pm 10/06/2008 by Alessandro Venturi in Display Advertising

 

 

 

 Hanno ammazzato il banner, il banner è vivo. Anche nel web 2.0. E’ presto per dire se si tratta di una vera resurrezione, o semplicemente una sorta di accanimento terapeutico su di un mezzo che è troppo old media, come sostiene chi afferma che il futuro sarà solo “social”.

Myspace ha introdotto in versione beta la sua nuova piattaforma per la pubblicità self-service di tipo pay per click, che dovrebbe sostituire quella di Adwords.

La contextual advertising è, accanto alla search e alla display advertising, la principale forma di web marketing e dunque la massima fonte di introiti in termini di pubblicità in Internet. La profilazione dell’utenza di Myspace è garantito dalla natura stessa di community basata proprio sui profili degli utenti, per cui è possibile un targeting contestuale molto preciso.

A differenza di Adwords e Facebook, i Myspace Myads non sono testuali, bensì grafici, nei classici formati 728×90 e 300×250. Si tratta insomma di un mix di contextual e display advertising, che anziché essere basata sul sistema content targeting del tipo Google Adsense, si basa su di un profile targeting.

“Perché arricchire Google quando possiamo fare la stessa cosa da soli ?”. Questa è verosimilmente la domanda retorica che si deve essere posto Rupert Murdoch, il proprietario del principale social network musicale, assieme a Facebook e Youtube la principale destinazione del Web 2.0 fino a questo momento. E se YouTube utilizza gli Adwords della casa madre Google, e FaceBook è passato ad un sistema pay per click proprietario, la mossa di Myspace è tutt’altro che sorprendente.

La versione beta è attualmente disponibile solo negli Stati Uniti, per saperne di più si può cominciare da questa interessante prova.

Berlusconi contro Google: Mediaset fa causa a YouTube

Posted on 6:14pm 7/30/2008 by Alessandro Venturi in Scenario Internet, Web Marketing
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In un secco comunicato stampa, Mediaset ha annunciato quanto segue:

Mediaset ha depositato al tribunale Civile di Roma un atto di citazione contro YouTube e Google per illecita diffusione e sfruttamento commerciale di file audio-video di proprietà delle società del Gruppo. Alla data del 10 giugno 2008, dalla rilevazione a campione effettuata da Mediaset sono stati infatti individuati sul sito YouTube almeno 4.643 filmati di nostra proprietà, pari a oltre 325 ore di materiale emesso senza possedere i diritti. Alla luce dei contatti rilevati e vista la quantità dei documenti presenti illecitamente sul sito, è possibile stabilire che le tre reti televisive italiane del Gruppo abbiano perduto ben 315.672 giornate di visione da parte dei telespettatori.  Il risarcimento richiesto da Mediaset è di almeno 500 milioni di euro, per il solo danno emergente. A questo bisognerà aggiungere le perdite subite per la mancata vendita di spazi pubblicitari sui programmi illecitamente diffusi in rete.

La replica di YouTube, diffusa da Reuters è la seguente: “YouTube respects copyright holders and takes copyright issues very seriously,” the company said in a statement. “There is no need for legal action and all the associated costs.

Si tratta in realtà di una risposta standard, che YouTube ha già dato in casi analoghi, come quello di Viacom che ha intentato una causa  per violazione di copyright chiedendo un risarcimento di  1 miliardo di dollari, o quello del canale francese, TF1, per 100 milioni. Sarà interessante vedere cosa decideranno i giudici, soprattutto se le sentenze saranno discordanti. Verosimilmente, la cifra di 500 milioni di euro è superiore a quello che Mediaset è in grado di incassare con Rivideo, la rivendita a pagamento dei suoi programmi.

Quel che è certo è che si sta assisento ad uno scontro di civiltà mediatiche. Da un lato gli imperi televisivi, dall’altro i barbari della rete, capeggiati da Attila Google, che invadono i loro territori, aggirando il copyright. Lo scontro sembra epico, ma c’è da scommettere che alla fine i contendenti si spartiranno il business, che è la cosa che conviene di più ad entrambi. There is no need for legal action and all the associated costs, che tradotto significa “spartiamoci la torta a metà”.

Sempre che riescano a fare soldi con YouTube

Spot pubblicitari per YouTube, gli utenti cambieranno canale ? Si, ma quale ?

Posted on 6:14pm 7/16/2008 by Alessandro Venturi in Web Marketing

Se voi possedeste il sito di video più visitato al mondo, non mettereste degli spot per guadagnare con la pubblicità ? No, se foste Sergei Brin o Larry Page. Ci mettereste piuttosto dei link sponsorizzati, il sistema con cui Google ha guadagnato l’impossibile diventando il colosso che tutti conosciamo.

Bene, a quanto pare i fondatori e proprietari di Google hanno cambiato idea, perchè con la pubblicità pay per click in YouTube, sito acquisito qualche anno or sono, incassano solo 200 milioni di ricavi dagli inserzionisti (cifra stimata per il 2008). Ecco dunque che dopo qualche esperimento, a breve debutteranno gli spot all’interno dei filmatini di YouTube.

I cosiddetti social network fanno fatica a produrre introiti pubblicitari, perchè i modelli di marketing che funzionano per siti e portali trovano ostacoli insormontabili. Il caso di YouTube è però del tutto particolare, perchè l’attività primari dei suoi visitatori non è certo fare comunità, bensì vedere i video. Diventa dunque naturale inserire pubblicità in stile televisivo al loro interno.

La notizia, dunque, non è la decisione dei vertici di Google di guadagnarci sopra, piuttosto è il fatto che, a malincuore, si siano decisi ad imitare la TV. Non è facile ammettere, per chi ha fondato il suo successo sulla sottrazione di introiti ai network televisivi inaugurando un modo rivoluzionario di fare pubblicità, di non essere in grado di applicare il modello pay per click in un sito come YouTube.

Rimane da vedere quale sarà l’efficacia degli spot, che verranno inseriti all’inizio e alla fine di ogni video, e denominati preroll e postroll, puntando molto sulla contestualità degli argomenti rispetto ai video in cui saranno inseriti. Quanto durerannio ? Saranno veramente contestuali ? E, soprattutto, gli utenti cambieranno canale ? Vista la scarsità di concorrenti di YouTube, probabilmente non lo faranno. Il monopolio, anche in Internet, paga.

Peggiora la crisi di Yahoo, centinaia di licenziamenti a breve.

Posted on 5:44pm 1/22/2008 by Alessandro Venturi in Scenario Internet

Secondo varie fonti, fra cui il Times Online, la crisi che attanaglia Yahoo oramai da tempo è arrivata ad un punto critico, tanto che il prossimo 29 gennaio verranno annunciati centinaia di licenziamenti.

La notizia segue di qualche mese l’annnuncio di un ridimensionamento di Yahoo Europe, ed arriva senza sorprese visti i cattivi risultati finanziari e i ricavi deludenti. Il ritorno al posto di comando di uno dei due fondatori, Jerry Yang, non ha dato i frutti sperati, con profitti scesi del 5% nell’ultmo trimestre, contro il + 45% del principale concorrente, Google.

Ma non è solo il motore di ricerca, nettamente inferiore al rivale, ad aver causato la crisi. Anche il resto delle attività web, incentrate su multimedia e social network, hanno concorrenti troppo forti, come Youtube e Myspace. La strategia di puntare a diversificare le attività anzichè puntare al core business della ricerca, sembra oramai destinata al fallimento.

Per questo, Yahoo sembra oramai destinato a gettare la spugna e a cedere all’offerta di Bill Gates, che incorporando l’ex sito più visitato del mondo, potrebbe finalmente acquisire una posizione di forza nel web e recuperare il terreno perduto nei confronti dell’altro gigante, Google.

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