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Il search marketing discute del suo promettente futuro

In un interessante articolo pubblicato da MyMarketing.net, Marco Loguercio affronta i trend del futuro del marketing veicolato dai motori di ricerca, riportando i recenti contributi ascoltati nei principali eventi mondiali del settore (Search Engine Strategies e Search Marketing Expo), sempre più frequentati (al contrario che in Italia).
Vista l’importanza fondamentale del search marketing per il futuro della rete e del marketing, vale la pena di ribadire qui i concetti più interessanti:
1. I motori continueranno ad essere al centro della navigazione in Rete.
2. Google da punto di partenza della navigazione in rete tende sempre più ad essere anche punto di destinazione, grazie alla Universal Search che rende molti contenuti visibili in anteprima tra le pagine dei suoi risultati, e anche un portale che dà accesso a tutte le realtà che ha acquisito (Youtube, Blogger, Analytics, ecc.) Read the rest of this entry »
Yahoo Search Marketing si trasforma. Era ora !
Finalmente è disponibile anche per l’Italia la piattaforma di gestione degli account delle campagne di keyword advertising di Yahoo Search Marketing. Diversamente da quella di Google Adwords, nata già più avanzata e continuamente aggiornata, quella di Yahoo era divenuta ormai obsoleta.
Euroruner ha ricevuto l’email ufficiale di notifica dell’imminente ma ancora nessuno degli account Yahoo Search Marketing è fisicamente passato al nuovo sistema.
In attesa di commentare le novità collaudandole sul campo, diamo un’occhiata alle principali novità annunciate, che potenzialmente consentiranno di migliorare il lavoro degli esperti di keyword advertising e di conseguenza potranno produrre maggiore efficacia per le campagne dei loro clienti:
- Gestione semplificata delle campagne, completa di grafici e strumenti di visibilità e controllo del rendimento e del ritorno sull’investimento (ROI)
- Finalmente le parole chiave possono essere inserite automaticamente nei titoli e nelle descrizioni e venire associate a più inserzioni
- I report sono maggiormente personalizzabili
- L’attivazione delle inserzioni passa da 3/5 giorni lavorativi alla pubblicazione online delle inserzioni entro qualche ora
- Test delle inserzioni: è possibil ecomparare il rendimento di anunci diversi potendo stabilire in modo semplice quali messaggi consentono di ottenere risultati migliori
- Geo-targeting: E’ ora possibile restringere la visualizzazione a zone specifiche rivolgendo le inserzioni in modo mirato al pubblico geografico appropriato
- Pianificazione delle campagne: Si possono ora gestite le vostre campagne con la possibilità di pianificarle per data, per una gestione più efficiente del budget
- Content Match: Se prima le inserzioni venivano associate solo alle pagine di contenuto in base alle parole chiave, ora la rilevanza contestuale viene determinata dal testo dell’inserzione e da
quello della pagina di destinazione, con una conseguente maggiore rilevanza
Link: Area dedicata ai servizi di pianificazione e gestione di campagne di keyword advertising di Eurorunner.
Pubblicità nei motori di ricerca quasi al 50% in Europa, forse troppo ?
Cifre interessanti sono state presentate all’inaugurazione di Interact, il primo congresso dell’Interactive Advertising Bureau Europe, la massima organizzazione che rappresenta gli operatori di pubblicità online del vecchio continente.
Il dato più macroscopico è indubbiamente la quota degli investimenti pubblicitari nei motori di ricerca, che costituisce addirittura il 48,5% del totale, seguita dai banner con il 30%, dagli annunci con il 20%, e dall’email con un misero 1,5%. Purtroppo non è chiaro se nella quota del search advertising (o keyword advertising che dir si voglia) sono compresi anche indicizzazione e posizionamento nei motori di ricerca, o se si tratta solo della quota raggiunta dai link sponsorizzati. Cercheremo di raccogliere a breve informazioni su questo dato mancante.
Se si pensa che fino a un paio d’anni fa ricerche di questo tipo non inserivano neppure la voce search advertising, non tanto perchè non fosse già una fetta consistente di business pubblicitario online, bensì perchè non veniva ancora riconosciuto come tale, si capisce che finalmente la pubblicità nei motori di ricerca dopo 10 anni di esistenza è uscita dalla nicchia. Inizialmente lasciata in mano a smanettoni intenti a decodificare gli algoritmi segreti di Google e C. e costruire pagine astruse scondo i dettami della search engine optimization, con l’avvento del pay per click a poco a poco le logiche sono diventate sempre più assimilabili al marketing, e meno alla programmazione web.
Tuttavia, il poco spazio disponibile nei link sponsorizzati per la classica creatività pubblicitaria, fatta di immagini, slogan, claim ed emozioni da vendere, ha mantenuto questo formidabile strumento di promozione in un limbo. In altre parole, la search advertising non era considerata pubblicità dagli stessi pubblicitari, refrattari verso uno strumento in cui è il cliente non viene ammaliato da loro ma va attivamente a cercare quello che gli piace.
C’è voluta tutta la forza formidabile di Google per spostare l’attenzione verso il fenomeno, a suon di cifre sempre più vicine al mondo del marketing offline. Inoltre, agli originari annunci testuali Adwords, l’introduzione di annunci illustrati, banner animati e video nella logica del pay per click ha riconciliato i creativi con il mezzo, e con i formati rich media possono finalmente sbizzarririsi per attirare clienti attraverso inserzioni sempre più contestualizzate ai contenuti.
Ora però una domanda sorge spontanea. A quale prezzo la pubblicità nei motori di ricerca ha conquistato il mainstream (a suon di clickstream) ? Quanto durerà l’eccezionale competitività del rapporto costi/efficacia ? Negli Stati Uniti interi settori di business hanno raggiunto costi per click spaventosi, e anche in Italia oramai ci si sta avvicinando, vedi il caso del turismo.
Se già ora molti potenziali investitori che gettano migliaia di euro in pubblicità tradizionale inefficace si spaventano davanti a preventivi a due zeri per campagne di search advertising, che futuro c’è per questo mezzo ? Ai post l’ardua sentenza è il caso di dire. Cercheremo di monitorare il fenomeno in questo blog, con l’aiuto di voi lettori.
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Sorpresa: la pubblicità online è importante

Da qualche tempo i principali quotidiani italiani hanno scoperto l’acqua calda: la pubblicità online, in particolar modo quella nei motori di ricerca, sta divorando fette di mercato sempre più grandi, a discapito della pubblicità nei media tradizionali. Fra tutti, si distingue Affari & Finanza di Repubblica, che sempre più spesso al fenomeno dedica le prime pagine, con interventi di prestigiose firme esperte di economia.
La cosa di per sè non sarebbe degna di nota, visto che le operazioni di Google e Microsoft stanno muovendo capitali consistenti, modificando gli scenari non solo della Rete, ma dell’economia mondiale nel suo complesso. Quello che lascia perplessi è il tono di stupore che serpeggia fra le righe di questi articoli. Giornalisti economici che cadono dalle nuvole, che a quanto pare negli ultimi dieci anni devono avere vissuto su Marte.
Basta leggere l’ ultima intervista al professor Maurizio Decina del Politecnico di Milano. Al di là del fatto che un esperto di telecomunicazioni non sembra essere il soggetto più titolato per parlare di economia e marketing, nell’articolo si leggono domande del genere:
Negli ultimi tempi ci sono state molte operazioni nel campo dei media e di Internet. Come mai?
Ma è davvero un mercato così ricco e così promettente?
Ma siamo di fronte a un boom così grande?
Non le sembrano delle esagerazioni?
Delle risposte ci occuperemo un’altra volta. Sono più significative le domande.
Forse nessuno ha detto all’intervistatore, lo stimato Giuseppe Turani, che Google controlla il 25% della pubblicità online negli USA, per un valore di oltre 4.000.000.000 di dollari ? O, per rimanere in Europa, che ad esempio in Gran Bretagna nel 2006 gli investimenti pubblicitari hanno sorpassato quelli dei quotidiani, nonchè quelli del network televisivo Channel 4, superando abbondantmenete il 10% di share del mercato?
Forse, però, a ben vedere, Turani e colleghi non hanno tutti i torti. C’è veramente da stupirsi dello sviluppo del marketing online e del search marketing in particolare, se anzichè mantenere una prospettiva globale si rimane a guardare il proprio ombelico. Se si guarda a quanto e come stanno investendo le imprese italiane in pubblicità Internet.
Se di fronte alla guerra dei motori di ricerca si scopre che in Italia l’advertising online arriva a malapena al 4% allora forse si può immaginare che i giornalisti di Affari & Finanza non abbiano vissuto su Marte negli ultimi 10 anni, bensì, più semplicemente, in Italia.
Consoliamoci, perchè sembra trapelare da alcune recenti ricerche che, nonostante possa sembrare strano, ebbene si! Le aziende italiane investiranno online!
Quando, non è ancora dato saperlo.
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Arriva Google 2.0, il motore di ricerca universale
Di per sè potrebbe sembrare tutt’altro che una novità, visto che i motori di ricerca verticali di Google esistono da anni. Tuttavia, l’integrazione in un’unica pagina vale di più che la somma delle sue parti. Innanzitutto, la mossa deriva dal fatto che l’utente medio si è mostrato molto pigro e riluttante a fare ricerche approfondite nei motori verticali. I link ad essi ci sono sempre stati, accanto alla casella di ricerca, ma risultavano sistematicamente ignorati. Da qui la scelta di Google di “imboccare” l’utente proponendogli tutto comodamente in un’unica videata.
Sicuramente la novità sarà molto utile per migliorare la cosiddetta “user experience”, togliendo però peso ai contenuti testuali del web, a favore di contenuti multimediali da un lato, e di database commerciali (ad esempo Froogle, o gli annunci locali di Google Maps) dall’altro. Non è ancora chiaro se ciò spianerà la strada all’integrazione anche con annunci sponsorizzati illustrati (banner) o video, al momento esclusi dalle pagine dei risultati dei Google.
Dal punto di vista di chi si occupa di search marketing, la novità spingerà a puntare su nuove forme di ottimizzazione dei contenuti in modo da integrare un sito con i contentuti indicizzati dai “vecchi” motori verticali, primi fra tutti immagini e video. Dall’altro, si dovrà espandere la presenza in quei database separati, come ad esempio Google Maps, in cui non si entra automaticamente con l’indicizzazione normale di Google. Di conseguenza, sarà anche più difficile la vita per chi fa spam, almeno finchè non saranno escogitate nuove tecniche.
La sensazione, ad ogni modo, è che Google si stia avvicinando sempre di più ad essere al centro di Internet, trasformandosi da indispensabile ausilio per la navigazione a passaggio obbligato per chiunque svolga attività di ricerca di risorse in rete. Vedremo se Yahoo!, magari con l’aiuto di Microsoft, saprà introdurre contromosse. Ma nella migliore delle ipotesi si avrebbe comunque un dupolio, e se la tendenza che si è delineata sarà confermata, ci sarà la possibilità per avere un’unico centro della rete. Ne resterà solo uno, qualcuno disse.
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I nuovi ‘algoritmi’ di Google secondo La Repubblica: parliamone
L’odierno inserto Affari & Finanza dedica molto spazio ai “nuovi” algoritmi di Google. L’articolo rivela però una certa dose di approssimazione, con inesattezze che se possono essere veniale per una lettura superficiale al bar, prese alla lettera diventano vere e proprie inesattezze. Vediamo un po’ in dettaglio la cosa, in corsivo il testo pubblicato sul’inserto.
I nuovi ‘algoritmi’ di Google: per passare in testa alle selezioni bisogna essere scelti dal pubblico. Il meccanismo automatico, recentemente perfezionato, prende in considerazione solo le preferenze degli utenti per identificare i siti
In realtà tale meccanismo, denominato Google Co-Op, è ancora in via sperimentale e al momento funziona per un numero di ricerche infinitesimale rispetto ai miliardi di ricerche effettuante quotidianamente con Google.
L’attenzione alle keyword non conta nulla: pesano i contenuti reali che sono presenti nelle pagine di un sito spiega Massimiliano Magrini, responsabile italiano del motore di ricerca
Non è così, se nei contenuti non sono presenti le keyword, per Google è impossibile stabilire una corrispondenza con le parole chiave digitate dall’utente. Magrini evidentemente si riferisce a keyword nascoste (spam), e infatti un’altra sua frase riportata nell’articolo lo conferma: La rilevanza è l’elemento fondamentale alla base del processo di ranking: maggiore è la rilevanza tra i contenuti di un certo sito e i termini indicati dagli utenti nel corso delle ricerche, tanto più alte saranno le possibilità di vedere apparire quel sito in cima alla lista dei risultati di ricerca. Più chiaro di così…
Non necessariamente alti indici di traffico da parte della rete garantiscono un posizionamento migliore nelle pagine di risposte fornite dai megacomputer responsabili dell’indicizzazione dei contenuti.
Quando mai il traffico ha garantito alti posizionamenti ? Non c’è alcun legame tecnico. Molti siti hanno alto traffico perchè sono ai primi posti dei motori di ricerca e non viceversa.
Google utilizza un proprio algoritmo per indicizzare i siti web esistenti in rete e, di conseguenza, i loro contenuti: è la nuova frontiera di Internet, quella del web semantico.
Magari gli algoritmi di Google fossero semantici! I motori di ricerca non sono ancora in grado di distinguere il significato di una ricerca, basta provare a digitare “madonna” in Google Images.
Continua Magrini: «Le attività di web marketing che funzionano sono quelle che permettono di creare siti interessanti e usabili che incontrino il favore degli utenti sul lungo periodo. Chi cerca di fare il furbo viene sanzionato immediatamente esattamente come succede nella comunità dei navigatori di YouTube».
Magari fosse vero… Google ha validi sistemi per scovare lo spam, ma ci sono continui casi di spammatori che riescono a posizionarsi per parole chiave anche molto difficili. D’accordo non alimentare panico, ma stiamo attenti a quello che clicchiamo cercando in Google !
Un sito molto linkato da altri siti, giornali, blog, avrà più possibilità di salire in graduatoria rispetto a chi non ha saputo creare tale interesse nei confronti di chi va online. Per poter incidere su queste logiche non serve assoldare blogger o mettere a punto software sofisticati che ordinano alle macchine di cliccare in automatico un certo indirizzo del web: bisogna produrre buoni contenuti e proporli tecnicamente in modo usabile.
Finalmente, in chiusura di articolo, ecco un’affermazione che corrisponde all’attuale situazione, che merita dunque di essere evidenziata. Gli studi di psicologia cognitiva dicono che i lettori ricordano molto di più le ultime frasi di un articolo. Speriamo che valga anche per quelli di Repubblica!
Rimane però un dubbio… se i “nuovi algoritmi” di Google sono così avanzati, perchè come motore di ricerca interno il sito di Repubblica utilizza il rivale Yahoo ?
Search Marketing: se lo provi non lo lasci più
Sotto la spinta di Google e dei suoi sistemi pubblicitari pay per click (Adwords e Adsense), l’Europa sta colmando il divario con gli Stati Uniti.
Di pochi mesi fa è la notizia per cui nel 2006 la raccolta pubblicitaria di Google nel Regno Unito ha superato quella del 4° canale britannico (900 milioni di sterline - 1,34 miliardi di euro - contro gli 800 milioni di sterline previsti per Channel 4).
Ora SEMPO (Search Engine Marketing Professional Organization) ha fornito un’anticipazione sui risultati di una ricerca sulla diffusione del search marketing nelle aziende di Italia, Spagna e Francia. Sono stati analizzati sia il keyword advertising che l’ottimizzazione dei siti in funzione dell’indicizzazione nei motori di ricerca (SEO), da cui emerge che la pubblicità nei motori di ricerca è finalomente diventata una realtà anche nei principali paesi mediterranei.
I dati più interessanti sono i seguenti :
- Il 72% delle aziende ed il 79% delle agenzie è soddisfatto del ritorno sull’investimento delle attività di search marketing.
- Le attività sono equamente ripartite fra keyword advertising (link sponsorizzati pay per click) e attività di indicizzazione/ottimizzazione
- Il 62% delle aziende prevede di incrementare il proprio budget di search marketing nel 2007.
- Solo un terzo delle aziende investe più di 50.000 euro all’anno in search marketing.
- In valore assoluto è maggiore il budget complessivo destinato al pay per click rispetto al posizionamento organico nei motori di ricerca
- Gli obiettivi principali delle attività di search marketing sono, come prevedibile, le vendite e la brand awareness.
- Solo un terzo delle aziende non si è mai rivolta ad un’agenzia per incrementare i risultati e colmare la lacuna di competenze interne


