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Crescono i ricavi del pay per click di Google nonostante la recessione

Posted on 5:58pm 4/02/2008 by Alessandro Venturi in Search Advertising

Secondo ComScore, i ricavi provenienti dai link sponsorizzati Google Adwords e Google Adsense nel mese di febbraio 2008 sono risultati superiori del 3% a quelli del febbraio 2007, arrivando a 515 milioni di dollari.

Si tratta di un risultato molto significativo, perchè negli ultimi mesi Google aveva mostrato segnali di crisi dovuta prevalentemente alla recessione, secondo il Search Engine Journal, con ripercussioni negative a Wall Street. Peraltro la crescita è ridimensionata rispetto all’ultimo quarto del 2007, quando Google aveva totalizzato un 25% rispetto al 2006.

I risultati negativi avevano dato a vita ad una serie di illazioni sulla fine del modello del pay per click, con relativo calo del valore delle azioni di Google, al punto che sono dovuti intervenire gli stessi analisti di ComScore per smentire le illazioni a loro attribuite. Da parte sua, Google ha affermato che il calo era previsto, vista l’introduzione di miglioramenti nell’efficacia del sistema che consentono agli inserzionisti di ridurre la spesa per i click a parità di risultati.

Il pay per click cresce ancora, insomma, anche se il rallentamento dell’economia USA, vero motore della Internet Economy, si sta facendo sentire.

Il volume d’affari della pubblicità in Internet può quadruplicare entro il 2008

Posted on 6:09pm 2/22/2008 by Alessandro Venturi in Web Marketing

Secondo quanto si legge nel sito del Sole 24 Ore, il volume d’affari della pubblicità via Internet nel 2007 è ammontato a 280 milioni di euro, e potrebbe quadruplicare oltre la soglia del miliardo a fine 2008. Non sappiamo se si tratta di cifre ottimistiche, ma sicuramene la notizia è incoraggiante per il settore della pubblicità in rete.

Certo, si tratta di numeri ancora ridicoli se confrontati a quelli degli Stati Uniti, superiori di 60 volte (25 miliardi di dollari nel 2007), e imbarazzanti anche nei confronti dell’Europa occidentale, visto che la fetta italiana dell volume della pubblicità online europea è attualmente un misero 4%. Read the rest of this entry »

Primo posto su Google a pagamento, la leggenda metropolitana. O no ?

Posted on 4:35pm 10/18/2007 by Alessandro Venturi in Motori di Ricerca

Ogni tanto mi capita di rendermi conto che la prospettiva di chi, come me, lavora nel web marketing è a dir poco ottusa. Mi è appena successo ascoltando alla radio la domanda di uno speaker ad un ascoltatore sedicente esperto: ma è vero che per farti andare al primo posto Google si fa pagare ?

Ecco quindi che mi domando: quanto del nostro tempo è dedicato a perfezionare le tecniche, per rendere sempre più efficaci le azioni di marketing online per i nostri clienti, e quanto tempo dedichiamo a capire la loro percezione della realtà della rete ? Visto che non pretendo di parlare a nome della categoria, parlerò per me: troppo e troppo poco rispettivamente.

Non so a quanti sia capitato di parlare di posizionamento in Google con persone che ne sanno poco o nulla e scopire che la maggior parte di loro sia convinta che per arrivare al primo posto basta pagare. A me capita spesso. La prima reazione è quella di incredulità: come può un’eresia del genere essere entrata a far parte del luogo comune ? Scatta poi l’istinto pedagogico, per cui ci si lancia in una spiegazione dei meccanismi del seo e del sem, che trova nel principio della distinzione fra risultati organici e link sponsorizzati una buona base per smontare la leggenda metropolitana.

Fatto questo, ci si ritrova a biasimare le masse perchè ancora non hanno assimilato quello che a noi pare essere un dogma, la purezza dei risultati organici, e ad auspicare una rapida alfabetizzazione ad internet che trasformi tutti in potenziali clienti dei nostri servizi di search advertising. Raramente scatta il dubbio che se una leggenda metropolitana si crea, un barlume di verità iniziale ci debba essere, non importa quanto diluito nell’enormità fantasiosa generata dal passaparola.

Nella fattispecie di Google, mi chiedo perché tutti pensano che si paghi per stare al primo posto ? In realtà la risposta è ovvia: anche l’esperienza del più sprovveduto dei navigatori porta a percepire quel primo posto come qualcosa di altamente prezioso.

Effettivamente, chi arriva al primo posto non ci arriva gratis. Il posizionamento può essere frutto di anni di onesto e riconosciuto lavoro che ha portato contenuti interessanti e molti backlink di qualità, oppure merito di un bravo seo, o entrambe le cose. In ogni caso, c’è stato un ingente investimento, rivelatosi un ottimo investimento. Non ho mai sentito nessuno arrivare al primo posto di Google e lamentarsi perchè ci ha speso troppo !

Qui però casca l’asino, e anche l’esperto di web marketing. Lo stesso uomo della strada a cui sembrava naturale pagare Google per farlo andare al primo posto, di fronte a preventivi di azioni seo, sem, e qualsiasi altra attività volta a scalare le posizioni di Google, improvvisamente diventa micragnoso. Nella migliore delle ipotesi, si accontenta di comparire nei link sponsorizzati, magari non troppo in alto per non spendere troppo. Nella peggiore, si convince che in fondo in fondo non è poi così importante la visibilità in Google e paga il seo precario di turno che svende la sua professionalità in cambio di qualche spicciolo.

La frustrazione di chi vede questa dinamica perpetuarsi oramai da 9 anni, l’età di Google, è evidente. L’ottusità delle aziende appare tanto evidente quanto disarmante. Forse l’idea di pagare un intermediario anzichè Google stesso frena l’imprenditore, endemicamente scettico in un paese come il nostro dove la fregatura cialtrona è sempre in agguato.

Tuttavia un dubbio comincia ad insinuarsi in me. Non sarà che gli unici a credere che il primo posto su Google debba essere gratis siamo proprio noi ? Non sarà che in fondo siamo noi i primi a credere che costi troppo ottenere buoni posizionamenti per keyword dall’alto potenziale di business ? Non sarà che la nostalgia per l’epoca in cui bastavano 4 trucchetti da ragazzi ci fa più o meno inconsciamente rigettare l’attuale difficoltà del posizionamento organico ?

Qualsiasi sia la risposta, una certezza ce l’ho: la colpa è anche nostra. Se noi “esperti” di web marketing non riusciamo a comunicare l’importanza degli investimenti per la visibilità nei motori di ricerca, per quanto recalcitrante possa essere il nostro interlocutore, chi altri lo può fare ?


Giampaolo Fabris promuove a pieni voti la search advertising

Posted on 6:27pm 7/11/2007 by Alessandro Venturi in Search Advertising

Lupi in fabula… proprio mentre scrivevo della percezione della keyword advertising da parte dei blogger italiani secondo la ricerca di Diario Aperto, Mauro Lupi ha pubblicato un post nel suo blog che affronta il tema più generale dell’invasività della pubblicità online.

Lo spunto è un articolo del sociologo Giampaolo Fabris apparso su Affari&Finanza di lunedì 9 luglio.

In sintesi, Fabris afferma che la publicità online è troppo invasiva:

Vi sono molte evidenze che, a meno che non sia l’utente a cercarla […] la pubblicità in Rete viene guardata con un crescendo di insofferenza. […] Perché gli internauti, che pure hanno un atteggiamento laico nei confronti della pubblicità, non l’amano affatto a casa loro. Internet, per gran parte del suo pubblico, è potersi muovere liberamente in Rete senza vincoli e senza costrizioni. Un’insofferenza anche motivata dalla diffusione dello spamming, in genere a contenuto pornografico. […] Ben diverso quando, mettendo a sistema la impressionante mole di dati che i motori di ricerca dispongono, verrà offerta una pubblicità coerente ai propri gusti, aspettative e stile di vita.

In parole povere, Fabris salva la search advertising, e mette tutto il resto in un enorme calderone assimilato alla componente più deteriore della pubblicità online, lo spamming.

Che dire? E’ un po’ il destino della reclame, quello di essere criticata per la sua invasività, salvo poi rimanere il pilastro su cui si poggia tutta la media economy, sia new che old. In questo senso ha ragione Lupi che ha così replicato indirettamente nel suo blog:

Ditemi una forma di pubblicità che sia apprezzata dai destinatari; ovvio che se chiedi a qualcuno “ma a te piace la pubblicità su internet”, la risposta sia “no”. Pensate invece che se lo chiedete a proposito di TV, radio o stampa le risposte siano “wow, certo! adoro lo spot che interrompe il film”, oppure “non vedo l’ora di sporcarmi le mani di colore su quei paginoni pubblicitari interni al quotidiano”?

Come ho già detto nel post precedente, credo che per quanto invadente la pubblicità sia accettata un po’ da tutti, chi più chi meno. Alla maggior parte delle persone in realtà non piace, più che la pubblicità, l’idea di essere influenzata da essa.

Detto questo, vorrei rispondere all’invito di Lupi Ditemi una forma di pubblicità che sia apprezzata dai destinatari. Io dico la search advertising, o keyword advertising che dir si voglia.
Quella nei motori di ricerca è l’unica forma di pubblicità esistente che il consumatore attivamente decide di fruire. E’ la vera novità pubblicitaria portata dalla rete, e non a caso su di essa Google ha costruito il suo impero.

Se sarà impero del Bene o del Male…. ai post l’ardua sentenza.


Blog e search advertising, dati lusinghieri

Posted on 1:32pm 7/10/2007 by Alessandro Venturi in Web Marketing

La recente pubblicazione dell’indagine sui blogger italiani svolta da Diario Aperto, un team composto da ricercatori di SWG e Università di Trieste, ha mostrato dati molto interessanti.

Una piccola parte della ricerca è dedicata al giudizio sull’utilità dei link sponsorizzati secondo l’opinione del campione (non rappresentativo) analizzato.

Questi in breve i dati e il commento originali:

Gli utenti sollecitati a rispondere sulla validità o meno degli strumenti pubblicitari online
come Adsense di Google o in genere le pubblicità testuali, rispondono con una certa marcata indifferenza:

- il 36,6% del campione trova poco utili queste forme promozionali
- il 38,7% del campione le trova per niente utili

- il 18% del campione le trova abbastanza/molto utili

Qui però le risposte sono ambigue nel senso che il trend di “indifferenza” nei confronti della pubblicità è piuttosto generalizzato: colpisce soprattutto i mezzi generalisti saturando pagine di giornali e palinsesti televisivi. E’ probabile quindi che i dati rilevati da Diario Aperto si allineano al giudizio di indifferenza ma che, in realtà, siano anche dati più che buoni rispetto ad altri giudizi rispetto ai media generalisti.

Penso anch’io che si tratti di dati lusinghieri, e che i blogger ritengano ancora meno utili altri tipi di pubblicità. Si tratta certo di una semplice opinione non suffragata dai dati, un’impressione a naso. Sono comunque convinto che alla maggior parte delle persone non piaccia, più che la pubblicità, l’idea di essere influenzabili da essa. E’ pertanto normale che molti blogger ritengano poco utile la keyword advertising, perchè ritenerla utile equivarrebbe ammettere di esserne condizionati.

Non sarebbe interessante una ricerca ad hoc sulla percezione dei link sponsorizzati sia nei motori di ricerca che nei siti di contenuto ?

AGGIORNAMENTO:

Appena dopo avere pubblicato questo post ho letto un’interessante intervento di Mauro Lupi proprio sull’argomento pubblicità online vs. pubblicità offline, a commento di un articolo comparso ieri su Affari & Finanza (inserto di Repubblica). L’articolo è a firma Giampaolo Fabris, la massima autorità italiana in materia di sociologia della pubblicità, e mi riprometto di commentarlo anch’io quanto prima.

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