Archive: November, 2008

Barack Obama e il Google Pagerank

Posted on 7:45pm 11/14/2008 by Alessandro Venturi in Scenario Internet

 

Si è scritto molto della capacità di Obama di presidiare la rete meglio di quanto non abbia fatto il suo rivale McCain, e di come questo abbia avuto un verosimile effetto nel successo della campagna del futuro presidente degli Stati Uniti d’America.

In particolare, è stata giustamente sottolineata l’importanza della presenza di Obama nei social network, dalle più famose community sino al proprio SN, my.barackobama.com. Più in generale, l’intensa attività in rete si è riverberata in un’enorme link popularity, concetto che esprime la quantità e la qualità della popolarità di un sito attraverso i link ricevuti da altri siti, e che Google esprime nel suo PageRank, valore alla base del suo impareggiabile algoritmo di ranking.

Probabilmente, il segreto della vittoria in rete di Obama, non è stata tanto l’intensità della presenza online quanto la capacità di mobilitarsi per tempo. Secondo il sito Nowpublic, a pochi giorni dal 4 novembre il sito di McCain seguiva quello di Obama di 2 punti, con un PR6 contro PR8 del rivale. Si sa che i dati del PR non sono mai aggiornati, e verosimilmente quel dato si riferiva ad una misurazione precedente, visto che attualmente McCain risulta avere raggiunto il PR8 di Obama, sia pure tardivamente.

Chi mastica l’algoritmo di Google sa che un valore di PR di 8 è altissimo. Per rendere l’idea, il PR8 dei siti di  e McCain supera il PR7 dei siti del Partito Repubblicano o del Partito Democratico americani, o della stessa candidata alle primarie Hillary Clinton, attestandosi su un valore di un punto sotto al PR9 del sito della Casa Bianca. Per fare un raffronto con l’Italia, possiamo notare come i siti del PDL o del PD raggiungano solo un PR6, anche se va detto che i siti americani raccolgono spesso link popularity dall’estero, cosa che avviene in  misura molto minore per i nostrani.

Sarà ora interessante vedere se dopo le elezioni Obama arriverà al PR9… Chi vuole potrà verificarlo scaricando la Toolbar di Google o con uno dei molti appositi tool in rete.

Saltato l’accordo con Google, Yahoo punta tutto sul web 2.0

Posted on 8:28pm 11/05/2008 by Alessandro Venturi in Display Advertising, Scenario Internet, Search Advertising, Web Marketing


Un’altra brutta notizia per Yahoo: non arriveranno i soldi di Google, che per non rischiare problemi con l’antitrust ha rinunciato ad un accordo da 800 milioni di dollari all’anno.

Com’è noto, Google aveva chiesto a Yahoo spazi pubblicitari pay per click per i suoi inserzionisti, spazi che Yahoo faceva sempre più fatica a coprire con il suo programma Yahoo Search Marketing. Visto il quasi monopolio nel settore detenuto da Google (oltre l’80% del mercato del search marketing), l’accordo era entrato nel mirino dell’autorità antitrust americana. Per evitare un nuovo caso Microsoft, Google ha deciso di rinunciare, e che gli spazi di Yahoo non erano poi così indispendabili.

Si tratta evidentemente di un brutto colpo per la situazione già critica di Yahoo, che ha chiuso il terzo trimestre 2008 con un calo negli utili del 64 per cento, e ha annunciato il licenziamento del 10% dei dipendenti, circa 1.500 persone. Il problema maggiore è il calo degli introiti derivanti dal display advertising, banner et similia, il settore dove Yahoo è stato a lungo il leader mondiale.

Ecco dunque che non sorprende la decisa svolta verso il web 2.0 del colosso web. Ispirandosi al modello Facebook, basato su una piattaforma che consente a qualunque sviluppatore di realizzare applicazioni che arricchiscono il social network, Yahoo ha creato Yahoo open strategy.

Lanciato la scorsa primavera, ora il progetto sta prendendo forma, con l’inetenzione di sfruttare il gran numero di utenti registrati ai vari servizi Yahoo (email, answer, musica, ecc…) facendoli interagire in un sito che si dovrebbe trasformare in una community in puro stile 2.0. Sembra un po’ tardi, visto il successo mondiale non solo di Facebook ma anche di altri social network come Myspace, ma è sicuramente l’unica mossa rimasta per Yahoo. Buona fortuna…

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