Category: Search Advertising

Un’altra brutta notizia per Yahoo: non arriveranno i soldi di Google, che per non rischiare problemi con l’antitrust ha rinunciato ad un accordo da 800 milioni di dollari all’anno.
Com’è noto, Google aveva chiesto a Yahoo spazi pubblicitari pay per click per i suoi inserzionisti, spazi che Yahoo faceva sempre più fatica a coprire con il suo programma Yahoo Search Marketing. Visto il quasi monopolio nel settore detenuto da Google (oltre l’80% del mercato del search marketing), l’accordo era entrato nel mirino dell’autorità antitrust americana. Per evitare un nuovo caso Microsoft, Google ha deciso di rinunciare, e che gli spazi di Yahoo non erano poi così indispendabili.
Si tratta evidentemente di un brutto colpo per la situazione già critica di Yahoo, che ha chiuso il terzo trimestre 2008 con un calo negli utili del 64 per cento, e ha annunciato il licenziamento del 10% dei dipendenti, circa 1.500 persone. Il problema maggiore è il calo degli introiti derivanti dal display advertising, banner et similia, il settore dove Yahoo è stato a lungo il leader mondiale.
Ecco dunque che non sorprende la decisa svolta verso il web 2.0 del colosso web. Ispirandosi al modello Facebook, basato su una piattaforma che consente a qualunque sviluppatore di realizzare applicazioni che arricchiscono il social network, Yahoo ha creato Yahoo open strategy.
Lanciato la scorsa primavera, ora il progetto sta prendendo forma, con l’inetenzione di sfruttare il gran numero di utenti registrati ai vari servizi Yahoo (email, answer, musica, ecc…) facendoli interagire in un sito che si dovrebbe trasformare in una community in puro stile 2.0. Sembra un po’ tardi, visto il successo mondiale non solo di Facebook ma anche di altri social network come Myspace, ma è sicuramente l’unica mossa rimasta per Yahoo. Buona fortuna…

Sempre alla ricerca di veicoli per estendere i propri affari in rete, Microsoft consolida la partnership con Facebook estendendo la propria presenza nel social network più usato al mondo.
Secondo quanto anticipato dal Wall Street Journal:
Microsoft Corp. announced plans to bring its Web search and search ads to social-networking site Facebook Inc., deepening ties between the two companies.
The search service will start on Facebook this fall, Microsoft Senior Vice President Satya Nadella told attendees at Microsoft’s annual meeting for financial analysts in Redmond, Wash.
The deal is a step forward for the software giant’s struggling Internet …
Dunque, la pubblicità display di Microsoft Advertising (i banner nelle pagine del network) ora sarà visibile dai membri Facebook di tutto il mondo. Inoltre, verrà inserito il motore di ricerca Live Search, con relativi link sponsorizzati sempre forniti da Microsoft Advertising.
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Inserito da: Alessandro Venturi • Giu 11th, 2008 • Categoria: Search Advertising

Yahoo, con una mossa che era nell’aria visti i tentennamenti nell’accettare l’accordo con Microsoft, ha deciso di trattare con il terzo incomodo, Google.
Il risultato dell’accordo, limitato a USA e Canada, prevede che gli annunci di Google Adwords compaiano anche in Yahoo in modalità search, e sui siti di sua proprietà di Yahoo in modalità content. In altre parole, Yahoo diventa un sito di ricerca partner di Google Adwords, e il suo network entra a far parte di Google Adsense.
Non tutte le ricerche fatte con Yahoo USA e Canada restituiranno i link sponsorizzati di Google, solo quelle relative a keyword sulle quali Yahoo non ha inserzionisti. Per quanto riguarda il content, verranno messe a dispozione di Adsense solo porzioni dell’inventario di impression disponibile.
Questo accordo porterà 800 milioni di dollari all’anno nelle casse di Yahoo, ossigeno per un bilancio traballante, mentre per Google significherà estendere ulteriormente la pervasività della sua pubblicità, con ricavi molto superiori.
E’ evidente che si tratta di una sorta di ammissione di inferiorità di Yahoo, che tramite il suo programma Yahoo Search Marketing non riesce ad attirare abbastanza inserzionisti. Peraltro, viene valorizzato il valore di Yahoo in quanto portale, ricco di contenuti e dunque di pagine su cui andare a posizionare pubblicità, l’anima del commercio in Internet. Peccato però che gli inserzionisti siano quelli di Google…
Interessante in proposito l’intervista rilasciata da Mauro Lupi ad Affari Italiani
Divertente la parodia di Matt Kazz


In un interessante articolo pubblicato da MyMarketing.net, Marco Loguercio affronta i trend del futuro del marketing veicolato dai motori di ricerca, riportando i recenti contributi ascoltati nei principali eventi mondiali del settore (Search Engine Strategies e Search Marketing Expo), sempre più frequentati (al contrario che in Italia).
Vista l’importanza fondamentale del search marketing per il futuro della rete e del marketing, vale la pena di ribadire qui i concetti più interessanti:
1. I motori continueranno ad essere al centro della navigazione in Rete.
2. Google da punto di partenza della navigazione in rete tende sempre più ad essere anche punto di destinazione, grazie alla Universal Search che rende molti contenuti visibili in anteprima tra le pagine dei suoi risultati, e anche un portale che dà accesso a tutte le realtà che ha acquisito (Youtube, Blogger, Analytics, ecc.) Read the rest of this entry »
Secondo ComScore, i ricavi provenienti dai link sponsorizzati Google Adwords e Google Adsense nel mese di febbraio 2008 sono risultati superiori del 3% a quelli del febbraio 2007, arrivando a 515 milioni di dollari.
Si tratta di un risultato molto significativo, perchè negli ultimi mesi Google aveva mostrato segnali di crisi dovuta prevalentemente alla recessione, secondo il Search Engine Journal, con ripercussioni negative a Wall Street. Peraltro la crescita è ridimensionata rispetto all’ultimo quarto del 2007, quando Google aveva totalizzato un 25% rispetto al 2006.
I risultati negativi avevano dato a vita ad una serie di illazioni sulla fine del modello del pay per click, con relativo calo del valore delle azioni di Google, al punto che sono dovuti intervenire gli stessi analisti di ComScore per smentire le illazioni a loro attribuite. Da parte sua, Google ha affermato che il calo era previsto, vista l’introduzione di miglioramenti nell’efficacia del sistema che consentono agli inserzionisti di ridurre la spesa per i click a parità di risultati.
Il pay per click cresce ancora, insomma, anche se il rallentamento dell’economia USA, vero motore della Internet Economy, si sta facendo sentire.

Intenet ha mandato in crisi le Pagine Gialle, da quando risulta più comodo cercare in rete anzichè sfogliare i voluminosi elenchi del telefono. In particolare, è Google ad assolvere online alla funzione storicamente appannaggio delle Pagine Gialle e della vecchia “rubrica del telefono”, ribattezzata Pagine Bianche qualche tempo fa.
Il Corriere della Sera ha pubblicato la notizia qualche giorno fa, ma non si tratta certo di una sorpresa. Al di là di questioni finanziarie, per cui le azioni Pagine Gialle sono scese del 50% negli ultimi anni, è evidente che si trattava di un gigante dai piedi d’argilla incapace di affrontare le sfide dei nuovi media. Secondo la classifica dei siti più visitati in Italia di Nielsen, Google è il sito più visitato in Italia mentre PG è solo al decimo post. Read the rest of this entry »
Lupi in fabula… proprio mentre scrivevo della percezione della keyword advertising da parte dei blogger italiani secondo la ricerca di Diario Aperto, Mauro Lupi ha pubblicato un post nel suo blog che affronta il tema più generale dell’invasività della pubblicità online.
Lo spunto è un articolo del sociologo Giampaolo Fabris apparso su Affari&Finanza di lunedì 9 luglio.
In sintesi, Fabris afferma che la publicità online è troppo invasiva:
Vi sono molte evidenze che, a meno che non sia l’utente a cercarla […] la pubblicità in Rete viene guardata con un crescendo di insofferenza. […] Perché gli internauti, che pure hanno un atteggiamento laico nei confronti della pubblicità, non l’amano affatto a casa loro. Internet, per gran parte del suo pubblico, è potersi muovere liberamente in Rete senza vincoli e senza costrizioni. Un’insofferenza anche motivata dalla diffusione dello spamming, in genere a contenuto pornografico. […] Ben diverso quando, mettendo a sistema la impressionante mole di dati che i motori di ricerca dispongono, verrà offerta una pubblicità coerente ai propri gusti, aspettative e stile di vita.
In parole povere, Fabris salva la search advertising, e mette tutto il resto in un enorme calderone assimilato alla componente più deteriore della pubblicità online, lo spamming.
Che dire? E’ un po’ il destino della reclame, quello di essere criticata per la sua invasività, salvo poi rimanere il pilastro su cui si poggia tutta la media economy, sia new che old. In questo senso ha ragione Lupi che ha così replicato indirettamente nel suo blog:
Ditemi una forma di pubblicità che sia apprezzata dai destinatari; ovvio che se chiedi a qualcuno “ma a te piace la pubblicità su internet”, la risposta sia “no”. Pensate invece che se lo chiedete a proposito di TV, radio o stampa le risposte siano “wow, certo! adoro lo spot che interrompe il film”, oppure “non vedo l’ora di sporcarmi le mani di colore su quei paginoni pubblicitari interni al quotidiano”?
Come ho già detto nel post precedente, credo che per quanto invadente la pubblicità sia accettata un po’ da tutti, chi più chi meno. Alla maggior parte delle persone in realtà non piace, più che la pubblicità, l’idea di essere influenzata da essa.
Detto questo, vorrei rispondere all’invito di Lupi Ditemi una forma di pubblicità che sia apprezzata dai destinatari. Io dico la search advertising, o keyword advertising che dir si voglia.
Quella nei motori di ricerca è l’unica forma di pubblicità esistente che il consumatore attivamente decide di fruire. E’ la vera novità pubblicitaria portata dalla rete, e non a caso su di essa Google ha costruito il suo impero.
Se sarà impero del Bene o del Male…. ai post l’ardua sentenza.
Finalmente è disponibile anche per l’Italia la piattaforma di gestione degli account delle campagne di keyword advertising di Yahoo Search Marketing. Diversamente da quella di Google Adwords, nata già più avanzata e continuamente aggiornata, quella di Yahoo era divenuta ormai obsoleta.
Euroruner ha ricevuto l’email ufficiale di notifica dell’imminente ma ancora nessuno degli account Yahoo Search Marketing è fisicamente passato al nuovo sistema.
In attesa di commentare le novità collaudandole sul campo, diamo un’occhiata alle principali novità annunciate, che potenzialmente consentiranno di migliorare il lavoro degli esperti di keyword advertising e di conseguenza potranno produrre maggiore efficacia per le campagne dei loro clienti:
- Gestione semplificata delle campagne, completa di grafici e strumenti di visibilità e controllo del rendimento e del ritorno sull’investimento (ROI)
- Finalmente le parole chiave possono essere inserite automaticamente nei titoli e nelle descrizioni e venire associate a più inserzioni
- I report sono maggiormente personalizzabili
- L’attivazione delle inserzioni passa da 3/5 giorni lavorativi alla pubblicazione online delle inserzioni entro qualche ora
- Test delle inserzioni: è possibil ecomparare il rendimento di anunci diversi potendo stabilire in modo semplice quali messaggi consentono di ottenere risultati migliori
- Geo-targeting: E’ ora possibile restringere la visualizzazione a zone specifiche rivolgendo le inserzioni in modo mirato al pubblico geografico appropriato
- Pianificazione delle campagne: Si possono ora gestite le vostre campagne con la possibilità di pianificarle per data, per una gestione più efficiente del budget
- Content Match: Se prima le inserzioni venivano associate solo alle pagine di contenuto in base alle parole chiave, ora la rilevanza contestuale viene determinata dal testo dell’inserzione e da
quello della pagina di destinazione, con una conseguente maggiore rilevanza
Link: Area dedicata ai servizi di pianificazione e gestione di campagne di keyword advertising di Eurorunner.

Ieri Google ha ufficialmente annunciato che finalmente rivelerà agli inserzionisti Adwords quali siti ospitano i loro annunci con il content targeting, il sistema che sforna pubblicità contestualizzata sotto forma di link sponsorizzati nei siti partner del programma Adsense, nonchè di altri siti del network pubblicitario di Google.
Finora si trattava di un atto di fede: l’inserzionista selezionava l’opzione content targeting nell’account Adwords e il sistema di Google si occupava di visualizzare gli annunci nei siti più attinenti alle keyword specificate. Stava poi all’inserzionista stabilire se i click generati da questa forma di pubblicità alternativa al banner classico si tramutavano in visite qualificate o meno.
Dalla mia esperienza personale posso dire che il sistema funziona bene, per cui la fiducia finora riposta in questi annunci “al buio” è spesso stata premiata da buoni risultati in termini sia di visite che di conversioni (acquisti, iscrizioni e quant’altro), a patto di tenere monitorate costantemente le campagne.
Innanzitutto, il content targeting può portare un traffico superiore rispetto a quello proveniente dai motori di ricerca, e se non si fa attenzione si rischia di totalizzare un numero esagerato di click rispetto al budget stabilito. Inoltre, benchè il costo a click sia inferiore rispetto al search advertising, mediamente le visite sono meno qualificate, per cui è necessario controllare che le due cose si bilancino in modo tale da ottenere un costo a conversione medio equivalente.
Ciò non toglie che la novità introdotta verrà accolta a braccia aperte dagli inserzionisti. Al di là di un risvolto psicologico per cui sapere dove si vanno a investire i soldi è un fatto rassicurante, conoscere l’identità dei vari siti utilizzati dal content targeting consentirà di selezionare quelli più efficaci e scartare quelli che portano visite meno qualificate. In altri termini, si avrà pubblicità sempre più efficace e quindi più a buon mercato, per lo meno finchè non si spargerà la voce !
Cifre interessanti sono state presentate all’inaugurazione di Interact, il primo congresso dell’Interactive Advertising Bureau Europe, la massima organizzazione che rappresenta gli operatori di pubblicità online del vecchio continente.
Il dato più macroscopico è indubbiamente la quota degli investimenti pubblicitari nei motori di ricerca, che costituisce addirittura il 48,5% del totale, seguita dai banner con il 30%, dagli annunci con il 20%, e dall’email con un misero 1,5%. Purtroppo non è chiaro se nella quota del search advertising (o keyword advertising che dir si voglia) sono compresi anche indicizzazione e posizionamento nei motori di ricerca, o se si tratta solo della quota raggiunta dai link sponsorizzati. Cercheremo di raccogliere a breve informazioni su questo dato mancante.
Se si pensa che fino a un paio d’anni fa ricerche di questo tipo non inserivano neppure la voce search advertising, non tanto perchè non fosse già una fetta consistente di business pubblicitario online, bensì perchè non veniva ancora riconosciuto come tale, si capisce che finalmente la pubblicità nei motori di ricerca dopo 10 anni di esistenza è uscita dalla nicchia. Inizialmente lasciata in mano a smanettoni intenti a decodificare gli algoritmi segreti di Google e C. e costruire pagine astruse scondo i dettami della search engine optimization, con l’avvento del pay per click a poco a poco le logiche sono diventate sempre più assimilabili al marketing, e meno alla programmazione web.
Tuttavia, il poco spazio disponibile nei link sponsorizzati per la classica creatività pubblicitaria, fatta di immagini, slogan, claim ed emozioni da vendere, ha mantenuto questo formidabile strumento di promozione in un limbo. In altre parole, la search advertising non era considerata pubblicità dagli stessi pubblicitari, refrattari verso uno strumento in cui è il cliente non viene ammaliato da loro ma va attivamente a cercare quello che gli piace.
C’è voluta tutta la forza formidabile di Google per spostare l’attenzione verso il fenomeno, a suon di cifre sempre più vicine al mondo del marketing offline. Inoltre, agli originari annunci testuali Adwords, l’introduzione di annunci illustrati, banner animati e video nella logica del pay per click ha riconciliato i creativi con il mezzo, e con i formati rich media possono finalmente sbizzarririsi per attirare clienti attraverso inserzioni sempre più contestualizzate ai contenuti.
Ora però una domanda sorge spontanea. A quale prezzo la pubblicità nei motori di ricerca ha conquistato il mainstream (a suon di clickstream) ? Quanto durerà l’eccezionale competitività del rapporto costi/efficacia ? Negli Stati Uniti interi settori di business hanno raggiunto costi per click spaventosi, e anche in Italia oramai ci si sta avvicinando, vedi il caso del turismo.
Se già ora molti potenziali investitori che gettano migliaia di euro in pubblicità tradizionale inefficace si spaventano davanti a preventivi a due zeri per campagne di search advertising, che futuro c’è per questo mezzo ? Ai post l’ardua sentenza è il caso di dire. Cercheremo di monitorare il fenomeno in questo blog, con l’aiuto di voi lettori.
Link: scopri i servizi di keyword advertising di Euro.runner